Avere ragione non basta: i COBAS Lavoro Pubblico tra radicamento e organizzazione
Negli ultimi anni (e in particolare con gli ultimi due rinnovi contrattuali, il sindacalismo di base nel pubblico impiego ha attraversato una fase contraddittoria. Da un lato la crisi dei servizi pubblici, la perdita di potere d'acquisto dei salari, il blocco delle carriere, la carenza cronica di personale e la crescente managerializzazione delle amministrazioni hanno creato condizioni oggettive favorevoli alla crescita del conflitto sociale. Dall'altro, la frammentazione del mondo del lavoro, la sfiducia verso la rappresentanza e la forza organizzativa dei sindacati maggioritari hanno reso difficile trasformare il malcontento in organizzazione stabile. In questo contesto, analizziamo gli strumenti che il COBAS Lavoro Pubblico ha provato ad individuare per rafforzare l'organizzazione anche quando i rapporti di forza risultano sfavorevoli. Perché a nostro avviso, l'aspetto cruciale è una riflessione su come costruire consenso e forza organizzativa partendo dalle esperienze concrete dei COBAS che hanno ottenuto i risultati migliori.
La forza non nasce dai numeri, ma dall'organizzazione
Nel sindacalismo di base ci pare esista una convinzione diffusa: avere ragione dovrebbe bastare. Se una piattaforma è giusta, se i lavoratori riconoscono la coerenza del sindacato, allora il consenso dovrebbe crescere spontaneamente. Eppure l'esperienza dimostra esattamente il contrario. La domanda è dunque : come si costruisce un sindacato capace non solo di (r)esistere, ma di espandersi? Se si analizza la situazione del COBAS Lavoro Pubblico (partendo dai dati sugli iscritti, sulle elezioni RSU, sui flussi economici, sulla distribuzione territoriale e sulle pratiche organizzative), si può capire perché alcuni COBAS crescono e altri rimangono marginali, anche quando operano in condizioni simili.
Una fotografia dell’esistente
Dall'analisi degli iscritti e dei risultati delle ultime elezioni RSU è possibile analizzare la presenza reale del COBAS nel Lavoro Pubblico. Da essa emergono tre elementi fondamentali:
1) la Federazione è più diffusa di quanto si pensi, ma la forza è estremamente concentrata. I COBAS territoriali sono oltre cento, distribuiti tra Sanità, Enti locali, funzioni centrali e università, ma solo alcune realtà — ASL Toscana Centro, Regione Toscana, Comune di Bologna, Comune di Firenze, ASP Siena, Comune di Roma — presentano un consenso significativo, mentre decine di altri COBAS operano con numeri ridotti, anche se a volte con percentuali elevate nelle rispettive amministrazioni.
2) Esiste una differenza enorme tra visibilità politica e capacità organizzativa.
Un COBAS può ottenere il 20% o persino il 40% dei voti in un piccolo ente senza riuscire a trasformare quel consenso in una struttura stabile. Al contrario, alcune realtà con percentuali più basse raccolgono decine di iscritti/e grazie a un lavoro efficace di organizzazione. Questo è il primo insegnamento strategico: il consenso elettorale non coincide automaticamente con la costruzione del sindacato.
3) Un altro dato interessante riguarda la distribuzione degli iscritti. Le nostre elaborazioni mostrano che il peso della Federazione è costruito soprattutto intorno ai COBAS realmente attivi nei luoghi di lavoro e non attorno a strutture territoriali astratte. Questa differenza profonda rispetto ai modelli sindacali “verticali” richiama quello che è il modello politico-sindacale dei COBAS: il luogo di lavoro è l'unità dove nascono le vertenze, si costruiscono relazioni di fiducia, si formano i delegati e si misura la credibilità dell'organizzazione. Non è un caso che il nuovo Statuto e Regolamento della Federazione assumano questo principio come architrave del processo decisionale, rifiutando l'idea di un sindacato verticistico, in favore di un modello nel quale l’azione deliberativa nasce sui luoghi di lavoro e sale attraverso meccanismi assembleari ben definiti.
Ma perché alcuni COBAS crescono? Tre buone pratiche
Per rispondere a questa domanda, abbiamo analizzato tre esperienze territoriali che hanno saputo crescere anche in condizioni di forte ostilità amministrativa.
1) Istruirsi: la formazione come strumento di emancipazione
Una prima esperienza riguarda la crescita della consapevolezza dei lavoratori e la loro formazione in vista del mandato come delegati. I COBAS hanno da sempre rigettato l’idea che la competenza sindacale sia un sapere da concentrare nei funzionari. Ma è indubbio che la proliferazione di contratti, norme, regolamenti, richieda una formazione continua per far sì che ogni lavoratore possa diventare un delegato efficace nella contrattazione, esercitando i propri diritti senza dover sacrificare tutto il proprio tempo in una frustrante corsa ad handicap per colmare il gap di conoscenze sindacali e legali. Una proposta operativa in tal senso – sperimentata in vari contesti – prevede una attuazione a livello nazionale, articolata su due livelli di formazione:
• un corso annuale di aggiornamento sul contratto e sulla contrattazione decentrata, articolato per comparti e diffuso in sedi territoriali;
• un corso base rivolto ai futuri candidati RSU e a chi desidera aprire un nuovo COBAS.
Questa impostazione è probabilmente il principale investimento organizzativo che una Federazione possa fare: trasforma la formazione in momento di aggregazione e riduce la dipendenza e lo sbilanciamento informativo degli aspetti normativi e legali, aumentando la qualità delle trattative e la visibilità dell’azione sindacale, attirando nuovi attivisti in grado di produrre candidature forti nei vari settori dell’amministrazione.
2) Agitarsi: comunicare significa organizzare
Un altro grande insegnamento arriva dal COBAS del Comune di Bologna, che ha visto un enorme aumento in termini di consenso: in un contesto in cui la saturazione elettorale è stata elevatissima, in quattro tornate elettorali si è passati dall’1,66% del 2012 al 13,1% del 2025, dato che ha fatto diventare i COBAS il terzo sindacato in Comune. La ricetta adottata qui rompe con un pregiudizio storico del sindacalismo di base: considerare la comunicazione sindacale come un elemento secondario rispetto alla lotta e limitato al solo “volantino”. A Bologna invece si è posta grande attenzione a questo aspetto, creando una mailing list degli indirizzi lavoratici, un sito web completo di analisi, inchieste e infografiche, materiali elettorali riconoscibili: tutti strumenti per garantire ai lavoratori un'informazione completa e continua. Perché non basta fare cose importanti, se non le si rende visibili: ogni vertenza vinta che non viene raccontata è un patrimonio perduto e ogni lavoratore che non riceve informazioni regolari finisce dentro la comunicazione delle amministrazioni o dei sindacati concertativi.
Nel Comune di Bologna il risultato è stato impressionante: il consenso RSU è quasi decuplicato, così come il numero degli iscritti, ma soprattutto la strategia ha attratto e mobilitato nuovi candidati/e in settori che non avevano alcuna copertura sindacale. Questo ha fatto sì che i COBAS, nei settori in cui sono presenti (dai nidi alla cultura, dagli assistenti sociali ai settori tecnici e amministrativi) siano quasi sempre il primo sindacato.
Anche qui la proposta avanzata a livello locale potrebbe tradursi in una struttura nazionale:
• un ufficio grafico condiviso e un editor nazionale;
• newsletter massive;
• gestione coordinata dei social;
• pagine web locali integrate nel portale nazionale;
• un vero ufficio stampa della Federazione.
Organizzatevi: la rete contro l'isolamento
Chiunque abbia avuto un’esperienza nei COBAS, sa che tutti i comitati hanno sperimentato la repressione dell'agibilità sindacale: bacheche negate, assemblee non autorizzate, esclusione dai tavoli, mancato versamento delle quote, isolamento dei delegati…Per questo, è necessario costruire una rete di mutuo soccorso, in primis tra COBAS dello stesso territorio e poi a livello nazionale (sia federale che confederale). Ciò presuppone la condivisione a livello territoriale di vademecum, modelli di ricorso, materiali grafici e competenze contrattuali, mentre a livello federale significa la creazione di una rete agile di consulenza legale e organizzativa. In sostanza, ogni vittoria locale deve diventare patrimonio collettivo.
Questo principio anticipa lo spirito del nuovo Regolamento del COBAS Lavoro Pubblico, che punta alla creazione di una Federazione nella quale l'autonomia dei territori convive con la solidarietà organizzativa. Le nuove norme organizzative ribadiscono e ridefiniscono il modo in cui il potere viene distribuito all'interno del sindacato: centralità dei COBAS sui luoghi di lavoro, assemblee degli iscritti sovrane improntate alla ricerca della massima condivisione possibile, trasparenza economica e rendicontazione annuale ecc.
Particolarmente innovativo è il sistema di rappresentanza previsto dalla nuova Assemblea Nazionale della Federazione, dove ogni COBAS elegge un numero di delegati proporzionale ai propri iscritti, evitando sia il principio puramente territoriale sia quello esclusivamente numerico. Inoltre è previsto che i lavoratori iscritti in enti privi di COBAS possono scegliere in sede di assemblea quale delegato li rappresenti. Ancora più significativa è la doppia soglia deliberativa: non basta infatti ottenere la maggioranza dei delegati presenti, ma quella maggioranza deve rappresentare almeno il 40% degli iscritti complessivi della Federazione (con però la garanzia di esprimere anche mozioni “di minoranza”).
Questi meccanismi fanno sì che si crei un equilibrio tra due esigenze:
• evitare che pochi territori “forti” decidano per tutti;
• impedire che il peso degli iscritti venga ignorato;
• dare voce anche agli iscritti in regioni dove i COBAS non siano (ancora) costituiti.
La rappresentanza, quindi, non come un automatismo burocratico, ma che scaturisce da regole chiare in modo da favorire un rapporto vivo e dialettico con la base sociale del sindacato.
Il COBAS che vogliamo costruire
In conclusione, il modello COBAS possiede oggi le condizioni per una nuova crescita. Ma questa costruzione di comunità, formazione di nuovi delegati, di comunicazione e condivisione non può nascere in maniera automatica: presuppone la capacità di trasformare i principi di democrazia, partecipazione e autorganizzazione in pratica quotidiana. Il che richiede investimenti nella formazione, una comunicazione coordinata, la costruzione di reti territoriali più forti e la valorizzazione delle esperienze migliori già presenti nell'organizzazione.
Enrico Tabellini – COBAS Lavoro Pubblico - Bologna