Ex GKN - vittoria o sconfitta?

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In un articolo dello scorso anno della rivista COBAS sulla vertenza ex-GKN parlavamo di un piano perfetto, un Piano Industriale elaborato dal Collettivo di Fabbrica e dalla comunità solidale che avrebbe consentito la produzione di Panelli Solari e cargo bike, nello stabilimento abbandonato dalla ex-proprietà, gestito da una cooperativa di operai. Vi rimandiamo a quell’articolo ( n.21/2025)  per i dettagli su questo lavoro straordinario di competenze e determinazione politica/sindacale che di fatto ha rotto con la consuetudine rassegnataria delle lotte operaie e non.

In un anno però si è concretizzato quello che in molti avevano indicato come il pericolo reale: l’assenza delle istituzioni e la loro volontà di sconfiggere la lotta di fabbrica. Nell’estate 2025 il collettivo aveva ottenuto la creazione di un consorzio regionale pubblico (formato da Reg. Toscana, Città Metropolitana di Firenze, Comuni di S. Fiorentino, Calenzano, C. Bisenzio) che attraverso la propria azione di esproprio e/o acquisto avrebbe avuto la competenza di rilevare lo stabilimento exGKN (piuttosto che un altro), consegnarlo nelle mani della cooperativa GFF, consentire l’avvio delle attività.  Un risultato importante per una lotta operaia in epoca moderna.

E’ passato più di un anno. Il Consorzio non ha prodotto un solo atto formale, i pre-ordini delle linee produttive sono di conseguenza scaduti, molti dei finanziatori “etici” si sono defilati perché il loro impegno era legato solo all’avvio della produzione che senza un luogo fisico è impossibile e soprattutto è cominciato ad emergere che in questo silenzio ed inazione si celasse (e si celi tuttora) un interesse speculativo che potrebbe vedere interessi oscuri: siamo ad un passo dall’autostrada, siamo ad un passo dalla Leonardo capace di comprare la complicità di istituzioni e sindacati, siamo in una zona costantemente sottoposta alla cementificazione e alla speculazione con la costituzione di hub per la distribuzione delle merci.

Proprio questo elemento aveva determinato lo scontro del 18 ottobre 2025: l’ultima grande manifestazione EX-GKN terminata con i tafferugli e l’occupazione dell’Aeroporto di Firenze, azione per la quale molti fra gli “immobilisti istituzionali” si sono risentiti. L’assemblea degli “Azionisti dal basso”, quindi, svoltasi lo scorso 11-12 luglio, e alla quale partecipano diverse strutture della Confederazione Cobas, ha di fatto ratificato una scelta che consentirà al collettivo di avviare un piano di produzione sicuramente ridimensionato e che però farà i conti solo sulla forza del collettivo e della comunità solidale.

In due filoni di crowdfunding sono riusciti a raccogliere 983mila euro sulla piattaforma Ener2crowd (che impone rigidi tempi di prelievo) e 173mila euro su Produzioni dal basso.Così il progetto del Collettivo di fabbrica nascerà altrove, in uno spazio in affitto in via di individuazione. Sarà un progetto ridotto, vista la defezione degli enti pubblici e il conseguente ritiro di alcuni finanziatori.

La produzione di cargo bike, immaginata come collaterale rispetto all’impianto per la costruzione di pannelli solari, sarà il punto di partenza di Gff e sarà affiancata da altre due direttrici di sviluppo: l’installazione di pannelli solari e il riciclo di pannelli dismessi, progetti per i quali saranno avviati specifici percorsi di formazione dei lavoratori. Questi ultimi due punti hanno ancora bisogno di elaborazione. La fase di transizione sarà inoltre affiancata da un progetto legato al Cibo: Hub per la distribuzione di cibo a KM 0, mense popolari.

Il dettaglio è ben raccontato in questo articolo di ALTRA ECONOMIA https://altreconomia.it/a-settembre-dopo-cinque-anni-di-lotta-salpa-il-progetto-di-reindustrializzazione-della-ex-gkn/. Sul sito del collettivo di fabbrica, invece, è possibile leggere il testo integrale approvato dalla assemblea dei soci/azionisti che ripercorre sinteticamente la storia della decisione e indica quale sarà il nuovo piano industriale anche in termini occupazionali.

Il presidio attivo dal 9 luglio 2021 invece è in via di ridimensionamento: si sposta fuori della fabbrica e la lascia libera per rispondere anche ad alcuni ricatti di tipo legale. I lavoratori continuano a vincere vertenze legali sul pagamento degli arretrati, ma gli amministratori che hanno in mano il concordato preventivo usano la leva dell’occupazione per non ottemperare alle disposizioni dei giudici. Il mantenimento del presidio è svincolato dall’avvio del nuovo mini-progetto industriale e vivrà di vita propria, attraverso iniziative tematiche e i turni (8x3 incessanti dal 9 luglio 2021). Andrà avanti fino a che sarà possibile reggere i turni e produrre iniziativa.

Chi deciderà se ci troviamo di fronte ad una sconfitta? Buona parte della sinistra antagonista fiorentina ha abbandonato la lotta ritenendo la scelta cooperativistica una aberrazione, attestandosi su una analisi incapace di guardare alla ratifica dell’obiettivo che è propria delle vertenze che coinvolgono persone in carne ed ossa.  Buona parte della sinistra istituzionale ha lavorato per la consunzione della lotta manifestando, anche nelle componenti più amiche (AVS), un coacervo di interessi classici da “regione rossa”, dove armi, interessi israeliani, Leonardo, speculazione immobiliare, consumo di suolo, privatizzazioni, inquinamento coinvolgono tutte le componenti politiche senza esclusioni di sorta.

Di certo la partita, seppur ridimensionata nei numeri e nelle aspirazioni, non è finita e la sua sconfitta sarà determinata a questo punto solo dalla capacità del collettivo (sopravvissuto) e dalla comunità solidale di portare a termine almeno questi elementi di ripartenza definiti nell’ultima assemblea nazionale. Rimane poi la capacità di mobilitazione e l’essere dentro le dinamiche politiche generali.

Gli ultimi mesi hanno sicuramente determinato un legame più stretto con le lotte del SUDD COBAS che nella piana fiorentina e nei distretti del pronto moda continuano (vincendo) a sfidare l’arroganza dei padroni piccoli e grandi. Si tratta di un legame importante e soprattutto di lotte molto dure nel distretto tessile. Lavoro nero, sfruttamento del lavoro legale, mancanza di diritti e bassi salari, complicità fra grandi marchi della moda e padroncini del distretto (spesso cinesi) cui si accompagna la ormai laconica presa d’atto delle istituzioni, l’immobilismo del sindacato e l’azione complice delle forze dell’ordine. Questo legame quindi fra il collettivo EX-GKN, la sua rete di solidali (che non mai venuta meno) e le lotte operaie del territorio sono anche  un elemento di continuità non solo territoriale ma anche politica/sindacale. Spesso i picchetti si svolgono a pochi km di distanza dallo stabilimento EX-GKN.

Il dubbio ovviamente (cioè se ci troviamo di fronte ad una vittoria o ad una sconfitta) rimane ma evidenzia anche un limite insito nelle vertenze territoriali che vedono spesso come contro parte anche le istituzioni locali e presentano un nodo che rimane sostanzialmente irrisolto. L’interlocuzione con le istituzioni nazionali è stata di fatto bloccata dagli interessi guerra fondai del Governo e nel sostegno estremo agli interessi delle imprese (nel caso GKN tale affermazione è ampiamente documentata nei resoconti legati alla gestione dei tavoli di crisi). L’interlocuzione con le istituzioni locali trova soluzioni pratiche finchè le rivendicazioni non intaccano interessi economici e lobbistici importanti. Una situazione che in tantissime città (Roma, Bologna, Milano, La Piana di Firenze, Livorno) si ripropone in tante vertenze che vedono coinvolti comitati di cittadini che si scontrano anche con le giunte “percepite come amiche”.

Cosa deve fare un collettivo di fabbrica per vedere realizzato un progetto industriale (l’unico nel caso della EX-GKN) dopo aver conquistato uno strumento legislativo che potrebbe attuarlo? Cosa deve fare uno spazio abitativo sul quale insiste una speculazione immobiliare di un Fondo e sul quale una giunta comunale non esercita – accampando mille scuse – il proprio diritto costituzionale per la fruizione del bene? Cosa deve fare un comitato di cittadini che si oppone alla speculazione immobiliare e alla cementificazione del territorio in un territorio dove ci sono anche forze politiche amiche? Cosa deve fare un comitato che vince legalmente una battaglia legale che impedisce o contiene l’inquinamento territoriale e che poi vede ribaltata la decisione?

Ognuno di noi potrebbe aggiungere un elenco infinito di vertenze e di nodi irrisolti e che forse alle lotte popolari manca quella radicalità capace di obbligare le controparti alla capitolazione: e che inoltre la sinistra dei movimenti popolari dovrebbe porsi sul terreno di una ricomposizione politica sociale e sindacale capace di attaccare anche il terreno istituzionale. Potremmo attribuire i limiti che impediscono sia lo sviluppo delle lotte che il raggiungimento pieno degli obiettivi alla frammentarietà della sinistra cosiddetta antagonista, troppo in competizione con sé stessa. Sentenziare quindi che la lotta EX-GKN abbia fallito diventa  un puro esercizio di stile. Di certo una cosa non può essere addebitata alla lotta del Collettivo di Fabbrica EX-GKN: la trasparenza e la comunicazione. Trasparenza nelle decisioni di volta in volta prese, trasparenza nella gestione dei fondi e nella amministrazione delle “cose quotidiane” legate alla lotta, Trasparenza nelle scelte politiche/sindacali (seppur criticabili a seconda del punto di vista), capacità di comunicare passo passo tutte le fasi della lotta. Vedremo. Di certo il prossimo anno potremmo approfondire la valutazione sull’esito di questo percorso di lotta.

Alessandro Pullara – COBAS Lavoro privato - Fibercop Firenze

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