Molise, i COBAS in difesa dei lavoratori/trici e della comunità
Fare sindacato oggi, soprattutto in una realtà complessa come quella molisana, non significa soltanto intervenire nelle vertenze, assistere un dipendente o rivendicare l’applicazione di un contratto collettivo. Significa anche osservare il territorio, individuare le contraddizioni, segnalare le irregolarità e dare voce a chi spesso non dispone degli strumenti per farsi ascoltare. È questa la funzione che il COBAS Pubblico Impiego intende esercitare: libera, autonoma e non condizionata, capace di intervenire quando emergano incongruenze,
opacità, violazioni dei diritti o delle regole. Non si tratta di ricercare il conflitto a ogni costo né di assumere posizioni pregiudizialmente contrarie alle istituzioni, alle imprese o agli enti pubblici e privati, ma di pretendere che ciascuno eserciti le proprie funzioni nel rispetto della legge, della trasparenza, della dignità delle persone e delle responsabilità derivanti dal ruolo ricoperto. Negli ultimi anni il COBAS P.I. è intervenuto in contesti sanitari, amministrativi, assistenziali, lavorativi, ambientali e di sicurezza, diversi tra loro ma spesso accomunati da un elemento: la tendenza a considerare le regole come un ostacolo da aggirare anziché come una garanzia per tutti.
Le vicende affrontate non sono episodi isolati, ma sintomi di un metodo che rischia di consolidarsi, soprattutto nei territori più piccoli, dove la prossimità tra politica, amministrazioni, imprese e centri decisionali può favorire silenzio e rassegnazione. Un esempio significativo è la vicenda del traliccio per la telefonia collocato a ridosso di edifici abitati, rispetto al quale sono state sollevate questioni sulla regolarità urbanistica ed edilizia dell’opera. Al di là delle responsabilità che dovranno essere accertate dagli organi competenti, emerge un tema più ampio: il diritto dei cittadini a essere informati, ascoltati e tutelati quando decisioni pubbliche o private incidono sulla sicurezza, sull’ambiente e sulla qualità della vita. Analoga preoccupazione riguarda la residenza geriatrica “Punta Paradiso” di Pietracupa, per la quale il COBAS P.I. ha presentato una dettagliata denuncia alla Procura della Repubblica, ai Carabinieri del N.A.S. e alla Guardia di Finanza, sottoponendo agli organi competenti circostanze relative alla gestione della struttura, ai rapporti di lavoro, alla prospettata compressione dei trattamenti economici, al trasferimento degli operatori e degli ospiti e agli effetti della cessione del ramo d’azienda.
I fatti sono stati accompagnati da documentazione e atti sindacali, restando all’autorità giudiziaria ogni valutazione sulla loro rilevanza. Non essendo ancora pervenuto un riscontro sostanziale, il COBAS P.I., in occasione dell’insediamento del nuovo Procuratore della Repubblica di Campobasso, ha chiesto una formale audizione, non per interferire con l’autonomia della magistratura o con il segreto investigativo,ma per rappresentare direttamente vicende di evidente rilievo sociale e conoscere, nei limiti consentiti, se le segnalazioni abbiano ricevuto la necessaria attenzione. Le vicende del traliccio e di Punta Paradiso, pur diverse, pongono una questione comune: cittadino e sindacato non possono denunciare e restare indefinitamente privi di interlocuzione. Alla responsabilità di chi segnala deve corrispondere la capacità delle istituzioni di ascoltare, verificare e, quando possibile, informare. La richiesta di audizione al nuovo Procuratore nasce proprio dall’esigenza di aprire un’interlocuzione istituzionale seria e rispettosa dei ruoli, fondata sulla documentazione. La tutela della collettività non può ridursi alla mera esistenza formale di un procedimento amministrativo: servono trasparenza, controlli effettivi, assunzione di responsabilità e rispetto sostanziale delle norme. La stessa esigenza si ritrova nelle iniziative sindacali intraprese nei confronti di Responsible Research Hospital. Il ricorso promosso ai sensi dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori non è una scelta polemica né un attacco alla struttura sanitaria, ma lo strumento previsto dall’ordinamento per contrastare comportamenti ritenuti lesivi delle prerogative sindacali e del diritto dei lavoratori a essere rappresentati. Ricorrere al giudice significa chiedere che il sistema delle relazioni industriali venga rispettato: libertà sindacale, diritto di informazione, confronto con le rappresentanze dei lavoratori e osservanza delle decisioni giudiziarie non sono concessioni discrezionali del datore di lavoro, ma principi fondamentali. Analoghe considerazioni valgono per le criticità segnalate presso Casa Pistilli, dove il COBAS P.I. è intervenuto su condizioni di lavoro, sicurezza degli operatori e tutela degli ospiti. In una struttura assistenziale la dignità degli anziani e quella dei lavoratori non possono essere considerate interessi separati. Un ambiente sicuro, adeguatamente climatizzato e correttamente organizzato tutela chi riceve assistenza e chi la presta. Segnalare carenze o condizioni inadeguate non significa colpire una struttura, ma chiedere che possa svolgere correttamente la propria funzione sociale. Anche le problematiche emerse negli appalti e nei servizi della Camera di Commercio hanno evidenziato la fragilità dei lavoratori coinvolti nei cambi di gestione, negli affidamenti esterni e nei servizi a ridotto contenuto economico.
Riduzioni di orario, carichi di lavoro sproporzionati, applicazione delle clausole sociali, organizzazione dei turni, salute e sicurezza non sono semplici questioni contabili. Dietro ogni appalto esistono persone e famiglie che non possono essere trattate come una voce di costo da
comprimere. Le pubbliche amministrazioni dovrebbero esercitare un controllo sostanziale sull’esecuzione dei contratti, verificando non solo la regolarità formale dell’affidamento ma anche il rispetto concreto dei diritti di chi svolge il servizio. Il filo conduttore non è il settore né il singolo datore di lavoro. Il problema è il metodo. Quando le decisioni vengono assunte senza confronto reale, le procedure sono usate come copertura formale, i lavoratori vengono informati a posteriori, le richieste di documentazione restano senza risposta o chi segnala un problema viene percepitocome un soggetto da isolare, si crea un sistema nel quale l’irregolarità rischia di diventare normalità. È a quel punto che il sindacato ha il dovere di essere scomodo. Essere scomodi non significa essere irresponsabili, ma non accettare che timore delle
conseguenze, relazioni personali o esigenza di non disturbare gli equilibri esistenti prevalgano sulla tutela dei diritti. In una regione piccola come il Molise il rischio della personalizzazione del conflitto è elevato. Chi contesta una decisione viene spesso descritto come contrario all’istituzione, all’impresa o al territorio; chi chiede chiarimenti come chi alimenta tensioni; chi pretende il rispetto delle regole come un ostacolo. Questa impostazione deve essere respinta. Contestare una scelta non significa attaccare un’istituzione; chiedere il rispetto della legge non significa danneggiare un’azienda; segnalare un rischio non significa creare allarme; promuovere un’azione giudiziaria non significa rifiutare il dialogo. Il rispetto delle regole è ciò che consente a istituzioni e imprese di conservare autorevolezza e credibilità. Il COBAS P.I. non intende sostituirsi alla magistratura, agli organi ispettivi, alle autorità amministrative o agli organismi di vigilanza. Ha però il diritto e il dovere di rappresentare i fatti, raccogliere segnalazioni, proteggere i lavoratori, chiedere accesso alla documentazione e interessare gli organismi competenti quando il confronto ordinario non produce risultati. Questa attività deve essere svolta con serietà, prudenza e rigore, su elementi concreti e verificabili, evitando generalizzazioni e accuse indiscriminate. Ma la prudenza non può trasformarsi in silenzio. Un sindacato credibile non urla senza ragione, ma non arretra quando dispone di elementi seri; non promette protezioni impossibili, ma non lascia soli i lavoratori; non utilizza le vertenze per ottenere visibilità, ma non consente che le violazioni vengano nascoste per opportunità. La difesa del lavoro non può essere separata dalla difesa della comunità.
Un lavoratore costretto a operare in condizioni insicure è anche un cittadino al quale viene negata dignità; un servizio pubblico inefficiente produce conseguenze sull’intera popolazione; un appalto senza adeguati controlli impoverisce il territorio; un’opera realizzata senza trasparenza incrina la fiducia nelle istituzioni; un comportamento antisindacale limita il diritto collettivo dei lavoratori a essere rappresentati. Per questa ragione il COBAS P.I. continuerà a intervenire nei diversi ambiti nei
quali emergano ingiustizie, irregolarità o condotte incompatibili con correttezza e legalità. Lo farà senza trasformare ogni divergenza in uno scontro, ma senza accettare che il dialogo venga utilizzato per rinviare indefinitamente le soluzioni; chiedendo documenti, risposte e assunzioni di responsabilità; coinvolgendo le autorità competenti quando necessario e tutelando, per quanto possibile, l’identità e la posizione dei lavoratori che segnalano situazioni critiche, affinché la paura di ritorsioni non diventi uno strumento di silenzio. Il Molise ha bisogno di istituzioni autorevoli, imprese responsabili, amministrazioni trasparenti e organizzazioni sindacali capaci di esercitare fino in fondo il proprio ruolo. Non servono sudditanze, contrapposizioni ideologiche o rapporti fondati sulle convenienze del momento, ma una cultura delle regole nella quale ciascuno possa essere chiamato a rispondere delle proprie decisioni senza che ciò venga considerato un’aggressione personale. Il COBAS P.I. rivendica questa idea di sindacato: presente nei luoghi di lavoro ma attento anche a ciò che avviene nel territorio; capace di assistere il singolo lavoratore e di individuare le responsabilità collettive; disponibile al confronto ma non disposto a rinunciare alla propria autonomia. Un sindacato che non tace quando tacere sarebbe più comodo, perché le regole devono valere per tutti. Ed è proprio quando sembrano valere soltanto per alcuni che diventa necessario alzare la voce.
Maria Luisa Di Bianco COBAS Pubblico Impiego - Molise