Siria e Turchia , verso la democrazia?

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Il nuovo corso siriano dell'ex jihadista Al Sharaa è patrocinato dal presidente turco Erdogan, che ne sta modellando le istituzioni e il riconoscimento internazionale. Da qui' scaturiscono: a luglio, la "condanna a morte per crimini di guerra" per Assad e il fratello, emessa dal Tribunale di Damasco; ad agosto, la nuova fase delle relazioni con Mosca, con l'accordo per il mantenimento delle basi russe di Latakia(aerea) e Tartous (navale)che diventano " centri di addestramento militare congiunti". Quanto alla " transizione democratica", questa tarda a manifestarsi, pur avendo formalmente adempiuto ad "eleggere" il Parlamento dominato dagli ex jihadisti riunito per la prima volta il 12 luglio (esclusione dal voto dei curdi e altre minoranze) ed accordato "liberta'" di organizzazione-opinione politica e religiosa. Dopo la guerra durata 12 anni e la caduta del regime di Assad, pesano oltremodo la situazione economica, l'alto costo della vita, la distruzione delle abitazioni e delle infrastrutture :affitti altissimi, continui black out, sanità a pezzi, scuole sovraffollate. Ciò' rende difficile il reinserimento di milioni di profughi sia interni che esteri. Dei 1,4 milioni rientrati da Libano, Turchia, Giordania, Germania, Svezia, molti di loro hanno investito i risparmi in attività commerciali che non sono decollate"causa burocrazia e permanente povertà", tanto da prevedere ritorni nei paesi ospitanti("in Turchia guadagnavo 1000$|al mese, in Siria meno di 300").

Nel Rojava curdo si vive in vigile attesa per l'integrazione delle istituzioni dell'Amministrazione Autonoma nel nuovo Stato Siriano, dopo che con l'ultimo accordo del 25 agosto 2026 tra il comandante Abdi e Al Sharaa è stato annunciato "lo scioglimento: delle SDF e il loro assorbimento nell'esercito siriano; delle Unita' di Protezione del Popolo YPJ e il loro inserimento negli organi di polizia territoriale; la nomina di Abdi a Consigliere Ufficiale della Repubblica Siriana. "Missione compiuta! Ora, dai campi di battaglia ai cantieri della ricostruzione! Dalle armi alla pace ! ", ha commentato Abdi, paragonando il percorso siriano a quello intrapreso da Ocalan in Turchia. Mentre la comunità curda tuttora lamenta ostacoli nell'insegnamento della loro lingua ,nell'affermazione dei diritti uguali e delle gestioni locali : la compattezza e il rafforzamento delle "Comuni", sono l'antidoto capace di superare le incertezze e le inadempienze del presente.

In Siria permane l'impalcatura del potere centrale basato sul rapporto di forza esercitato dalle ex milizie jihadiste. Mentre la conversione in esercito e il riarmo sostenuto dalla Turchia, non sono ancora in grado di contrastare le mire di Israele, che continua : ad appropriarsi di parti
considerevoli del territorio siriano senza colpo ferire( vedi l'occupazione di tutto il Golan e gran parte del distretto di Quneitra); ad alimentare la divisione etnica( vedi i Drusi a sud, con popolazione costretta ad abbandonare le terre) ; a dominare i cieli, attaccando a piacimento
presunte attività militari siro-turche " danneggianti la sicurezza di Israele". E' del 20|8 il bombardamento israeliano della base aerea vuota di Al Duhur nel nord-ovest, condannato sia da Tom Barrack rappresentante di Trump per il Medio Oriente, sia dal quotidiano Haaretz "Netanyahu apre il fronte siriano per proprio tornaconto elettorale (elezioni il prossimo 27 ottobre). A cui il 21|8 la Turchia ha fatto seguire la richiesta all'Interpol del " mandato di cattura per Netanyahu+ altri militari per genocidio". Uno scherzo della storia, fare di Erdogan il "difensore del diritto umanitario"! Se voleva davvero colpire Israele bastava interrompere il flusso di petrolio dall'Azerbajgian, che copre il 40% del fabbisogno generale e della guerra !

Domina la guerra, con annessi orrori e nefandezze. La guerra a carattere mondiale in corso. Con l'accentuazione del riarmo generalizzato e l'escalation del "gruppo volenterosi Nato" che alimenta lo scontro con la Russia attraverso la convocazione di " esercitazioni militari congiunte in Ucraina". La risposta di Putin " reagiremo colpendo la Nato a partire dagli inglesi, i più accaniti", ha fatto accorrere trafelati a Mosca i delegati di Tramp(Ratcliffe-CIA) e del Vaticano(Gallagher- ministro esteri), per scongiurare davanti al mondo in allarme "Putin non colpirà la Nato".

Schermaglie mostruose, apprendisti stregoni che maneggiano la guerra, anche atomica, ben sapendo che " un'ora dopo la Terra potrebbe estinguersi". Vero è che tutti questi protagonisti terroristi sono in campagna elettorale e devono alzare la posta per essere rieletti e|o non perdere le elezioni. Lo è Putin, malconcio dopo 5 anni di guerra che pensava di concludere in una stagione(in Russia si vota il 18-20 settembre). Lo è Netanyahu, che nonostante il genocidio dei palestinesi e la guerra permanente in Medio Oriente non riesce a imporsi come "coalizione vincente"(in Israele si vota il 27 ottobre). Lo è Trump, ridimensionato dall'incapacità di piegare l'Iran e di domare gli alleati occidentali(in Usa si vota il 3 novembre).

Dall'esito di queste votazioni e da quelle che si svolgeranno in corso 2027 nei paesi Nato: Francia, Germania, Polonia, Grecia, Spagna, Italia, Finlandia... (la Svezia già vota il 13 settembre), il mondo che lotta per bloccare la guerra e il riarmo si attende un evidente segnale in contro tendenza.

Viceversa, se vinceranno i guerrafondai, la corsa al riarmo fornirà l'occasione per far precipitare il conflitto Russo-Ucraino nel baratro della guerra mondiale, con annesso fronteggiamento Turco-Israeliano per la supremazia nello scacchiere Mediterraneo-Mediorientale.

In tal senso Israele, oltre al controllo su Libano e Siria, ha già messo mano: - alla cooperazione economico-militare con il Somaliland(enclave autodeterminata da Mogadiscio),dove già dispone dello strategico porto di Berbera, dirimpettaio dello Yemen all'imbocco del Mar Rosso, in chiave anti Houti;
- ai patti con Grecia e Cipro(avversari del Turchia, pur stando insieme nella Nato) per lo sfruttamento del gas dal mare prospicente Gaza (miliardi sottratti ai palestinesi), con il gasdotto per Cipro che rafforza la posizione di Israele nella UE;
- alla cooperazione militare per la difesa aerea della Grecia(Scudo di Achille)in chiave anti Turca;
- agli " accordi di Abramo" con il Marocco, il miglior "quisling" arabo alleato di Usa-Israele, con i quali partecipa alle esercitazioni militari e a cui fornisce i poligoni marocchini per testare i nuovi missili a lungo raggio di produzione israelo-statunitense.

Mentre la Turchia, che ha già sviluppato alleanze economico-militari in Cirenaica, nel Caucaso, con l'Egitto, per ultimo con Arabia Saudita e Indonesia("patto della Mecca"), procede al riarmo costruendo una grande portaerei, rafforzando la sua egemonia sui "droni da guerra"(acquisita proprietà ex Avio-Piaggio e joint venture con Italia per la produzione), soprattutto sta realizzando un Canale marittimo che bypassa il Bosforo, per gestirlo in proprio.

Erdogan è sulla cresta dell'onda, ha buoni rapporti con Trump, con Putin, l'Iran e la Cina, ma l'assillo che lo tormenta sono elezioni presidenziali del 2028. Sta giocando la partita più' difficile della sua vita, la 3° rielezione, finora impossibile per la Costituzione da lui stesso voluta.
Potrebbe utilizzare l'escamotage delle "elezioni anticipate", non avendo coperto il mandato : ma qualsiasi formula escogiti, deve trovare i voti necessari, tanto da chiederli spudoratamente anche ai nemici curdi che ha massacrato fino a poco tempo fa.
Intanto ha proceduto a destabilizzare il partito Kemalista CHP, che ha dato vita ad una scissione costituita da numerosi sindaci eletti nelle grandi città turche , tra cui l'ex sindaco di Istanbul Imamoglu sbattuto in galera e già condannato con false accuse, così da eliminarlo dalla
competizione elettorale da cui era prevedibile risultasse vincitore.
Quanto ai curdi, stante la svolta dell'alleato di governo di Erdogan, Bahceli (leader del Movimento Nazionalista MHP,ex Lupi Grigi) improntata al ".. mentre cerchiamo la pace nel mondo, dobbiamo garantire la pace nel nostro Paese", Ocalan ha colto al balzo l'occasione con l'Appello Pubblico
diffuso in radio-tv turche il 27|2|2025 " per la pace e la società democratica..... : quanto sostenuto da Bahceli, Erdogan e altri partiti politici hanno creato le condizioni per il disarmo e lo scioglimento del PKK".
La lungimiranza di Ocalan, gia' manifesta nel Confederalismo Democratico con il superamento dello " stato nazione", ha portato il PKK e il popolo curdo verso il traguardo irto di difficoltà della democratizzazione della società turca, condizione indispensabile a sostegno del superamento della guerra permanente in Medio Oriente. Da qui al voto nel Parlamento Turco del 10 agosto, che dispone la " soluzione politica della questione curda", il passo è stato veloce ma incompleto: la legge prevede una specie di amnistia per migliaia di curdi
in galera, già combattenti e in esilio, ma non contempla Ocalan e oltre un migliaio di militanti ex PKK; nella legge sono completamente ignorate le parole" curdo e democrazia", mentre è essenziale procedere ufficialmente per l'insegnamento del curdo e pe r la democratizzazione della Repubblica Turca.

Come in tutti i compromessi utili a determinare svolte epocali, come nella quasi totalità delle soluzioni politiche realizzate per i movimenti ex combattenti, i tempi di attuazione sono condizionati, ma la gradualità' deve essere certa e programmata : di questi, se ne devono far carico le istituzioni mondiali a partire dall'ONU e la parte più vitale-solidale della comunità internazionale.
Rinnovato impegno Cobas per la libertà di Ocalan quale interlocutore determinante per la riuscita del percorso, la liberazione delle/dei prigionieri/e politici,
la piena agibilità personale e politica del militanti e del popolo curdo, la democratizzazione della società turca.

Vincenzo Miliucci

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