Soldi pubblici? Non fanno rima con ri-publicizzazione

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Da diversi mesi abbiamo assistito ad una campagna mediatica e pubblicitaria imponente per sostenere l’OPAS di Poste Spa verso TIM SPA. L’Offerta Pubblica di Acquisto e Scambio prevede ad un prezzo prefissato il pagamento in parte in € e in parte in azioni di Poste SPA per rastrellare il capitale diffuso di TIM Spa con l’intento dichiarato di procedere poi al “Delisting” dalla Borsa…Cioè non avere più la quotazione in Borza delle Azioni di TIM Spa.

Questa operazione che cuba circa 11 Mld di € a cosa servirebbe? Se dovessimo parlare da un punto di vista puramente sindacale, inteso come contrattazione aziendale della vendita della forza lavoro in TIM, questa operazione potrebbe essere una buona notizia perché da oltre 20 anni lo scudo alzato dal Management Aziendale per chiedere costantemente ammortizzatori sociali e riduzione del costo del lavoro è stato il deprezzamento che spesso ha subito l’Azione TIM a causa della vulgada sul debito e il rischio fallimento. Abbiamo più volte smontato questa narrazione utile solo a comprare sottoprezzo allo speculatore di turno, tanto che c’è stata sempre la fila per comprare il Gruppo dell’Exmonopolista grazie al cospicuo flusso di cassa che ha sempre generato. E’ interessante notare come dopo l’entrata di Cassa Depositi e Prestiti nel 2017, potremmo dire grazie ad una campagna tambureggiante che dal 2013 come Cobas abbiamo prodotto e che durante il movimento del 2016-2017 viene assunta da tutti con lo slogan TIM Unica e Pubblica, si era subito determinato un rialzo della quotazione e una ridistribuzione dei profitti ferma da un paio di bilanci, ma la caduta del Governo a favore del Governo Draghi stoppo’ immediatamente per troppa ingerenza dello Stato nell’impresa privata. Invece nel 2022 La Meloni e il suo Fido Butti, silenziano Giorgetti (che dovrebbe essere l’Owner della materia) espressosi più volte pubblicamente e al tavolo delle trattative contrario a mettere mano nell’Affaire TIM, e supportano l’AD Labriola anche contro la maggioranza del CDA di allora, nei piani di smembramento del Gruppo TIM. Supporto non solo politico ma anche finanziario perché stanziano 2 Mld di € per acquisire il 20% del Capitale di Fibercop venduta al fondo KKR e agevolare l’acquisizione facendo credere ai sindacati più ingenui o più ignoranti che la nuova società cosidetta della rete, sarebbe stata pubblica. Ora se TIM con la CDP al 9,7%, secondo azionista (primo con 22% Vivendi)  non esprimeva nessun consigliere, perché il Governo avrebbe potuto guidare una parte del gruppo con una quota relativa inferiore (66% KKR e 20% Min.Finanze)? Evidentemente la questione è tutta politica, inoltre i 2Mld sono serviti per le casse, in quanto KKR non ha messo soldi ma ha preso gli ingenti debiti a lungo termini e 11mila immobili civili e industriali di proprietà Tim-Telecom-SIP.

Nel frattempo Poste Spa, dopo la separazione con Fibercop, acquisisce le quote di Cdp e le quote di Vivendi portandosi indiscutibilmente ad essere il primo azionista di maggioranza relativa all’interno del capitale di TIM, ma nonostante l’ingente investimento lascia l’AD incaricato da altri e non esprime consiglieri nel CDA anche quando si presentano delle dimissioni relative al cambio di capitale. Gestione particolare ? Conoscete molti imprenditori che mettono soldi e non vogliono partecipare alle decisioni?

Cosi arriviamo ai giorni nostri, l’OPAS a quanto pare non sta avendo un grande successo, i diversi fondi che si tengono tutti sotto la quota del 2% per non incorrere nei vincoli della Consob aspettano una proposta personalizzata in quanto quella lanciata può andar bene per i piccoli risparmiatori non certo per squali come BlackRock. D’altronde se si volesse davvero procedere con una gestione negli interessi del Paese, come chiediamo da anni, ri-pubblicizzare l’azienda delle TLC per farne un bene prioritario nel Terzo Millennio, la salda maggioranza relativa potrebbe facilmente inaugurare un nuovo corso, ma non siamo cosi ingenui da credere che la parola Soldi Pubblici, significhi immediatamente Bene Comune.

Del resto la gestione Del Fante di Poste Spa la conosciamo bene come Cobas, con i nostri delegati/e e attiviste/i che continuano a gestire migliaia di provvedimenti disciplinari che vengono emessi contro i lavoratori e le lavoratrici, con il Fondo Poste coinvolto in diverse operazioni di sostegno all’Economia di Guerra. Di certo sappiamo che la necessità di avere un’azienda a controllo pubblico delle TLC è quanto mai necessaria nel 2026, ma senza una reale visione del Servizio Pubblico a favore di tutti e tutte i/le cittadini/e, assisteremo al solito regalo alle speculazioni finanziare tanto vicini a questo Governo suddito (altro che Sovrano) e guerrafondaio e un’altra occasione persa invece per creare buona occupazione e circoli economici virtuosi. Insomma, il capitale si muove velocemente e in maniera vorace anche laddove i riflettori dei Media non si soffermano per illuminare in profondità, ma questo Governo si è reso protagonista nella dissoluzione di un Patrimonio al Pari del Governo D’Alema che procedette alla privatizzazione.

COBAS  Lavoro Privato - Poste

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