Confermato lo sciopero della scuola durante le prove Invalsi. La furbata MIUR-Invalsi del rinvio delle prove alle superiori non funzionerà.

Confermato lo sciopero della scuola durante le prove Invalsi. La furbata MIUR-Invalsi del rinvio delle prove alle superiori non funzionerà.

Nel tentativo di ostacolare la protesta contro i quiz Invalsi e lo sciopero convocato dai COBAS durante i giorni di tali grottesche prove a indovinello, MIUR e “signori Invalsi” hanno fatto la furbata di spostare i quiz alle superiori dall’8 maggio al 15, allontanandole il più possibile dai giorni (9-10-11) in cui si svolgeranno alle elementari e alle medie, essendo prevedibile che alle superiori le proteste avranno la maggior visibilità anche grazie alle organizzazioni e ai collettivi di studenti insieme ai quali manifesteremo e sciopereremo in tante città. E’ risibile sostenere, da parte di MIUR e “signori Invalsi”, che solo ora si sono accorti che ci sono in varie località italiane elezioni amministrative a maggio: le date elettorali sono ben note da molti mesi. Se si voleva evitare sovrapposizioni e coinvolgere comunque tutte le province, nessuna esclusa, c’era tutto il tempo di farlo prima che i COBAS convocassero lo sciopero.

Invalsi 1

Comunque la furbata non funzionerà. I COBAS confermano lo sciopero seppure con una nuova articolazione. Tenendo conto che, in base all’Accordo attuativo nella scuola della legge 146/1990 anti-sciopero, datato 3 marzo 1999 (art.3 comma 3), “ciascuna azione di sciopero non può superare per ciascun ordine e grado di scuola i due giorni consecutivi”, i COBAS invitano docenti ed ATA a scioperare per l’intera giornata il 9 maggio alle elementari, il 10 maggio alle medie e il 15 maggio alle superiori, per protestare contro gli indovinelli Invalsi e l’imposizione di una scuola-quiz che immiserisce materialmente (con micidiali tagli di scuole e posti di lavoro, licenziamenti in massa di precari, blocchi degli stipendi e degli scatti di anzianità, furto di pensioni, drastica riduzione degli investimenti) e culturalmente l’istruzione, riducendola a misera infarinatura di nozioni general-generiche, testate con quiz, e trasformando i docenti in “fornitori di servizi educativi” standardizzati e “produttori” di manovalanza precaria e indifesa.

Ricordiamo inoltre che i quiz Invalsi non sono obbligatori né per i docenti né per gli studenti e che nulla ha cambiato in tal senso la proditoria frasetta inserita assurdamente nel Decreto Semplificazioni che li giudica “attività ordinaria”. Qualsiasi attività “ordinaria” al di fuori delle lezioni e delle riunioni di Collegi docenti e Consigli di classe (ad es. gite scolastiche) va decisa dagli Organi collegiali della scuola, non va svolta necessariamente in orario di servizio ed in ogni caso non configura obbligo né per docenti ed ATA né per studenti.

Diffidiamo infine i presidi dall’effettuare durante i giorni della protesta la sostituzione del personale in sciopero, facendo ad esempio svolgere ad altri insegnanti l’esecuzione dei quiz durante le ore in cui il docente in sciopero avrebbe avuto lezione nella tale classe. Una eventuale sostituzione del genere, configurandosi chiaramente come attività antisindacale, ci imporrebbe di denunciare alla magistratura tale comportamento anti-sciopero e i responsabili di esso.

Piero Bernocchi    portavoce nazionale COBAS

2 aprile 2012

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Il 10 marzo in piazza al Parlamento: decreto subito, con le 150 mila assunzioni promesse.

E la cattiva scuola di Renzi si conferma tale nelle linee-guida presentate al CdM 

Ancora una volta il decisionismo renziano sembra entrare in crisi davanti alla scuola pubblica. O si tratta dell’ennesima furbata e Renzi vuole fregare i precari? Dopo tanti roboanti annunci, neanche ieri il governo ha varato il Piano-scuola e soprattutto l’attesissimo decreto per l’assunzione stabile promessa a 150 mila precari. Tra la ministra Giannini che voleva il decreto per i precari subito e Renzi che intendeva mettere tutto in un Disegno di Legge, il CdM non ha varato né l’uno né l’altro ma solo esaminato le “linee-guida” del Piano. Renzi ha presentato la decisione come una “concessione” democratica al Parlamento, ma è forte il sospetto che voglia scaricare su di esso la responsabilità di non assumere i precari, dati i tradizionali tempi lunghi dei DdL.

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