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Concluso (tranne l’Alto Adige) lo sciopero degli scrutini con un risultato straordinario.

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Oltre centocinquantamila classi bloccate e nel 40% delle scuole “scrutini zero”.

Ma il governo non prende atto della coralità della protesta, tenta di tappare i buchi con pezze impresentabili e non si rassegna a ritirare il distruttivo Ddl della “cattiva scuola”

Il 17 giugno, in occasione del voto in Commissione, proteste in tutta Italia: a Roma manifestazione al Pantheon (ore 17). E se il Ddl arriverà in Aula per il voto finale (forse tra il 23 e il 25) promuoveremo una mobilitazione nazionale unitaria con iniziative in ogni città

Mentre prosegue lo sciopero plebiscitario, con blocchi tra l’80 e il 90% degli scrutini,

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in Liguria, Sardegna, Marche, Toscana, Umbria, Campania e Veneto, oggi e domani si sciopera anche in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta. E in tantissime scuole è uno “sciopero a scrutinio zero”.

Affannosi tentativi di mediazioni a perdere all’interno del PD per salvare la cattiva scuola, evitando l’unica cosa giusta: ritiro del Ddl ed emanazione di un decreto per i precari.

Il 17 giugno il voto finale in Commissione, prima del passaggio in aula. A Roma manifestazione unitaria al Pantheon (ore 17) per la bocciatura del Ddl.

La marea dello sciopero non conosce ostacoli.

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Anche in Puglia e Sicilia bloccati tra l’80 e il 90% di scrutini, e al 100% persino nelle scuole italiane all’estero, come ad Addis Abeba. Oggi in campo Liguria, Sardegna, Marche, Toscana, Umbria, Campania e Veneto.

Resi noti i risultati delle elezioni CSPI: anche il voto, dopo il lampante ruolo nelle lotte contro la cattiva scuola di Renzi e i quiz, conferma la piena rappresentatività dei COBAS. Ne prenda atto il MIUR e ci vengano restituiti i diritti sindacali.

E’ davvero inarrestabile la marea dello sciopero degli scrutini, che dilaga da una regione all’altra. Dopo l’Emilia-Romagna, il Molise, il Lazio e la Lombardia, anche in Puglia e in Sicilia le percentuali dello sciopero sono davvero travolgenti, per lo più tra l’80 e il 90%, mentre in tantissime scuole delle principali città il blocco è totale.

Lo sciopero degli scrutini parte in maniera trionfale in Emilia-Romagna, Molise, Lazio e Lombardia: gli scrutini effettuati non superano il 10%.

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Il 10 giugno entrano in campo Puglia, Sicilia e Trentino.

La maggioranza dei presidi non vuole i superpoteri, non segue le pessime direttive dell’ANP e non ostacola lo sciopero. Tanto più che i presidi ora sanno che, se il Ddl sarà approvato, dovranno cambiare scuola ogni tre anni o al massimo ogni sei, per non divenire “corrotti”.

E intanto al Senato il Ddl viene dichiarato “anticostituzionale” in Commissione.

Renzi ha finalmente sentito gli schiaffoni elettorali ricevuti dal popolo della scuola: ma vorrebbe cavarsela con un blando make-up del Ddl al Senato

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Decisivi gli scioperi degli scrutini di questa settimana: il blocco corale di essi è l’arma migliore per battere il Ddl “cattiva scuola”, imporre il No al preside padrone e ai quiz, e l’assunzione stabile dei precari 

Dalle ultime sue dichiarazioni sembrerebbe che Renzi abbia finalmente percepito gli schiaffoni elettorali affibbiatigli dal popolo della scuola pubblica e sospetti di aver fatto un bel po’ di errori nei suoi confronti. D’altra parte era impossibile anche per un Grande Imbonitore non prendere atto che la perdita di milioni di voti è dipesa in primo luogo dalle politiche neoliberiste del governo e in particolare dall’attacco sferrato stoltamente contro la scuola pubblica:

Malgrado gli schiaffoni elettorali, Renzi vuole portare a compimento il disastroso progetto di “cattiva scuola”.

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Imponiamo il ritiro del Ddl con uno sciopero plebiscitario degli scrutini 

No al preside-padrone, no ai quiz, sì all’assunzione stabile dei precari 

Il 5 giugno manifestazioni in tutta Italia. A Roma corteo dal Colosseo (ore 17.30) e “notte bianca” a Piazza Farnese 

Gli schiaffoni elettorali affibbiati a Renzi, al suo governo e al PD hanno molte motivazioni, ma quella prevalente attiene, a parere generale, alle politiche neoliberiste del governo nei confronti del lavoro e ancor più all’attacco sferrato stoltamente contro tutto il mondo della scuola:

Cronaca di una firma annunciata

 Anche l'USB aderisce all'accordo del 10 gennaio 2014   

Apprendiamo, senza alcuno stupore, che il Consiglio nazionale dell’USB“a fronte della sentenza emessa dal Tribunale di Roma che ha rigettato il ricorso legale nei confronti dell'accordo del 10 gennaio 2014 sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria e prendendo atto della pressante richiesta di migliaia di lavoratori, iscritti e delegati sindacali USB di non abbandonare il presidio sindacale nelle fabbriche e nei posti di lavoro, è costretto a dare formale adesione all'accordo del 10 gennaio”.

La ministra Giannini incontra solo i Cinque sindacati monopolisti e non i COBAS: decisione arrogante, rancorosa, illusoria e antidemocratica

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I lavoratori/trici non consentiranno compromessi sui presidi padroni e sull’assunzione stabile dei precari e decideranno, in base alle risposte del governo, se proseguire la lotta anche oltre i giorni di blocco-scrutini già indetti

Oltre al ruolo nelle lotte di questi mesi, anche le elezioni del CSPI confermano la rappresentatività dei COBAS nella scuola

 

Prendiamo atto, assai sgradevolmente, che la ministra Giannini ha deciso di convocare per oggi, al fine di discutere sul conflitto in atto riguardo al Ddl “cattiva scuola”, i Cinque sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda), che detengono il monopolio della contrattazione e della rappresentanza, e non i COBAS.

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Il Ddl è stato approvato alla Camera, mentre Alesse e Renzi si sono arresi all’evidenza

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e hanno dichiarato che il blocco degli scrutini è legittimo.

Proseguirà lo sciopero dopo i due giorni? Lo decideranno i docenti in lotta, anche in base alle risposte del governo

Ci auguriamo che convochino lo sciopero anche gli altri sindacati. Lo chiedono tutti i lavoratori/trici della scuola, che vogliono anche manifestare insieme prima del blocco.

Mentre migliaia di docenti ed Ata protestavano davanti a Montecitorio, chiedendo il ritiro totale del Ddl  “Cattiva scuola”, l’Aula, scioccamente indifferente, approvava la legge. Ma era un risultato largamente scontato, vista la netta maggioranza a disposizione del PD. Però il passaggio al Senato sarà ben più periglioso.

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Il 10 marzo in piazza al Parlamento: decreto subito, con le 150 mila assunzioni promesse.

E la cattiva scuola di Renzi si conferma tale nelle linee-guida presentate al CdM 

Ancora una volta il decisionismo renziano sembra entrare in crisi davanti alla scuola pubblica. O si tratta dell’ennesima furbata e Renzi vuole fregare i precari? Dopo tanti roboanti annunci, neanche ieri il governo ha varato il Piano-scuola e soprattutto l’attesissimo decreto per l’assunzione stabile promessa a 150 mila precari. Tra la ministra Giannini che voleva il decreto per i precari subito e Renzi che intendeva mettere tutto in un Disegno di Legge, il CdM non ha varato né l’uno né l’altro ma solo esaminato le “linee-guida” del Piano. Renzi ha presentato la decisione come una “concessione” democratica al Parlamento, ma è forte il sospetto che voglia scaricare su di esso la responsabilità di non assumere i precari, dati i tradizionali tempi lunghi dei DdL.

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