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24 ore dopo aver annunciato la resa e la vendetta sui precari, buffonesca giravolta di Renzi

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che tenta di rianimare in extremis il suo moribondo Ddl “cattiva scuola”, ricattando puerilmente il popolo della scuola e le opposizioni interne.

Ma la mobilitazione si intensifica per seppellire definitivamente il Ddl-zombie e per lo stralcio del decreto stabilizza-precari. Manifestazioni anche oggi e domani; e martedì 23, quando si riunirà la Commissione, in piazza in tutta Italia

Avevamo preso sul serio l’annuncio di resa sul Ddl “cattiva scuola” e la contemporanea, puerile vendetta contro i precari, sbandierati da Renzi in pompa magna a “Porta a porta” martedì sera. D’altra parte era inevitabile, di fronte ad un presidente del Consiglio che annuncia ufficialmente - in quello che molti hanno definito “il terzo ramo del Parlamento”- una decisione così rilevante. Ma si potrebbe obiettare: questo vale in un paese “normale” e con un capo del governo “normale”.

Renzi si è arreso, ma vendicandosi meschinamente sui precari.

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Comunque, il ritiro del Ddl, a meno di clamorose smentite, è una grande vittoria che il popolo della scuola mette a disposizione di tutti i settori popolari: il liberismo, l’austerità, le privatizzazioni si possono battere come stiamo sconfiggendo la cattiva scuola. 

La mobilitazione prosegue per ottenere un decreto per l’assunzione stabile dei precari secondo la sentenza della Corte di giustizia europea. Confermate le iniziative in tutta Italia di oggi (a Roma manifestazione al Pantheon, ore 17) e della prossima settimana tra il 23 e il 25.   

Il governo, dopo lo sciopero plebiscitario degli scrutini, prende altri ceffoni elettorali.

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Non ha la maggioranza né in Commissione (dove voterà stanotte e domani) né in Aula, ma prosegue la sua distruttiva e suicida “campagna di Russia”. Renzi, sei circondato: arrenditi!

Domani, 17 giugno, proteste in tutta Italia: a Roma manifestazione al Pantheon (ore 17) per il ritiro del Ddl “cattiva scuola”

Ci dicono che Matteo Renzi, frastornato dai ripetuti schiaffoni elettorali e dal clamoroso calo di consensi, intenderebbe addirittura mettere la fiducia sul Ddl “cattiva scuola”, a costo di far saltare il governo ed andare a catastrofiche – per lui e il PD - elezioni politiche. Per certi versi si può capire lo sbandamento del Grande Imbonitore.

Concluso (tranne l’Alto Adige) lo sciopero degli scrutini con un risultato straordinario.

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Oltre centocinquantamila classi bloccate e nel 40% delle scuole “scrutini zero”.

Ma il governo non prende atto della coralità della protesta, tenta di tappare i buchi con pezze impresentabili e non si rassegna a ritirare il distruttivo Ddl della “cattiva scuola”

Il 17 giugno, in occasione del voto in Commissione, proteste in tutta Italia: a Roma manifestazione al Pantheon (ore 17). E se il Ddl arriverà in Aula per il voto finale (forse tra il 23 e il 25) promuoveremo una mobilitazione nazionale unitaria con iniziative in ogni città

Mentre prosegue lo sciopero plebiscitario, con blocchi tra l’80 e il 90% degli scrutini,

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in Liguria, Sardegna, Marche, Toscana, Umbria, Campania e Veneto, oggi e domani si sciopera anche in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta. E in tantissime scuole è uno “sciopero a scrutinio zero”.

Affannosi tentativi di mediazioni a perdere all’interno del PD per salvare la cattiva scuola, evitando l’unica cosa giusta: ritiro del Ddl ed emanazione di un decreto per i precari.

Il 17 giugno il voto finale in Commissione, prima del passaggio in aula. A Roma manifestazione unitaria al Pantheon (ore 17) per la bocciatura del Ddl.

La marea dello sciopero non conosce ostacoli.

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Anche in Puglia e Sicilia bloccati tra l’80 e il 90% di scrutini, e al 100% persino nelle scuole italiane all’estero, come ad Addis Abeba. Oggi in campo Liguria, Sardegna, Marche, Toscana, Umbria, Campania e Veneto.

Resi noti i risultati delle elezioni CSPI: anche il voto, dopo il lampante ruolo nelle lotte contro la cattiva scuola di Renzi e i quiz, conferma la piena rappresentatività dei COBAS. Ne prenda atto il MIUR e ci vengano restituiti i diritti sindacali.

E’ davvero inarrestabile la marea dello sciopero degli scrutini, che dilaga da una regione all’altra. Dopo l’Emilia-Romagna, il Molise, il Lazio e la Lombardia, anche in Puglia e in Sicilia le percentuali dello sciopero sono davvero travolgenti, per lo più tra l’80 e il 90%, mentre in tantissime scuole delle principali città il blocco è totale.

Lo sciopero degli scrutini parte in maniera trionfale in Emilia-Romagna, Molise, Lazio e Lombardia: gli scrutini effettuati non superano il 10%.

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Il 10 giugno entrano in campo Puglia, Sicilia e Trentino.

La maggioranza dei presidi non vuole i superpoteri, non segue le pessime direttive dell’ANP e non ostacola lo sciopero. Tanto più che i presidi ora sanno che, se il Ddl sarà approvato, dovranno cambiare scuola ogni tre anni o al massimo ogni sei, per non divenire “corrotti”.

E intanto al Senato il Ddl viene dichiarato “anticostituzionale” in Commissione.

Renzi ha finalmente sentito gli schiaffoni elettorali ricevuti dal popolo della scuola: ma vorrebbe cavarsela con un blando make-up del Ddl al Senato

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Decisivi gli scioperi degli scrutini di questa settimana: il blocco corale di essi è l’arma migliore per battere il Ddl “cattiva scuola”, imporre il No al preside padrone e ai quiz, e l’assunzione stabile dei precari 

Dalle ultime sue dichiarazioni sembrerebbe che Renzi abbia finalmente percepito gli schiaffoni elettorali affibbiatigli dal popolo della scuola pubblica e sospetti di aver fatto un bel po’ di errori nei suoi confronti. D’altra parte era impossibile anche per un Grande Imbonitore non prendere atto che la perdita di milioni di voti è dipesa in primo luogo dalle politiche neoliberiste del governo e in particolare dall’attacco sferrato stoltamente contro la scuola pubblica:

Malgrado gli schiaffoni elettorali, Renzi vuole portare a compimento il disastroso progetto di “cattiva scuola”.

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Imponiamo il ritiro del Ddl con uno sciopero plebiscitario degli scrutini 

No al preside-padrone, no ai quiz, sì all’assunzione stabile dei precari 

Il 5 giugno manifestazioni in tutta Italia. A Roma corteo dal Colosseo (ore 17.30) e “notte bianca” a Piazza Farnese 

Gli schiaffoni elettorali affibbiati a Renzi, al suo governo e al PD hanno molte motivazioni, ma quella prevalente attiene, a parere generale, alle politiche neoliberiste del governo nei confronti del lavoro e ancor più all’attacco sferrato stoltamente contro tutto il mondo della scuola:

Cronaca di una firma annunciata

 Anche l'USB aderisce all'accordo del 10 gennaio 2014   

Apprendiamo, senza alcuno stupore, che il Consiglio nazionale dell’USB“a fronte della sentenza emessa dal Tribunale di Roma che ha rigettato il ricorso legale nei confronti dell'accordo del 10 gennaio 2014 sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria e prendendo atto della pressante richiesta di migliaia di lavoratori, iscritti e delegati sindacali USB di non abbandonare il presidio sindacale nelle fabbriche e nei posti di lavoro, è costretto a dare formale adesione all'accordo del 10 gennaio”.

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Il 10 marzo in piazza al Parlamento: decreto subito, con le 150 mila assunzioni promesse.

E la cattiva scuola di Renzi si conferma tale nelle linee-guida presentate al CdM 

Ancora una volta il decisionismo renziano sembra entrare in crisi davanti alla scuola pubblica. O si tratta dell’ennesima furbata e Renzi vuole fregare i precari? Dopo tanti roboanti annunci, neanche ieri il governo ha varato il Piano-scuola e soprattutto l’attesissimo decreto per l’assunzione stabile promessa a 150 mila precari. Tra la ministra Giannini che voleva il decreto per i precari subito e Renzi che intendeva mettere tutto in un Disegno di Legge, il CdM non ha varato né l’uno né l’altro ma solo esaminato le “linee-guida” del Piano. Renzi ha presentato la decisione come una “concessione” democratica al Parlamento, ma è forte il sospetto che voglia scaricare su di esso la responsabilità di non assumere i precari, dati i tradizionali tempi lunghi dei DdL.

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