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Le gravi responsabilità dei governi e delle burocrazie statali nella Corona-pandemia

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Circola molto la tesi che la pandemia non dipenderebbe dal Coronavirus di per sé, né dall’occultamento per almeno un mese dell’inizio dell’epidemia in Cina, né dalla inaudita impreparazione di quasi tutte le burocrazie statali e governi mondiali; bensì dal “culto” del libero mercato che non avrebbe consentito di mettere in circolazione con anticipo un vaccino "statale" contro il Coronavirus. Poiché non ci si può aspettare nulla dalle case farmaceutiche, preoccupate solo della ricerca del profitto in tempi brevi, sarebbe spettato agli Stati – scrivono alcuni divulgatori scientifici "progressisti" - di investire a tempo debito in tutti i vaccini utili, visto che la maggioranza di tali Stati, nei paesi capitalisticamente sviluppati, disporrebbero di tutte le conoscenze e le tecnologie più avanzate. A parte che non è affatto vero che la maggioranza degli Stati, pur sviluppati, abbiano a disposizione più conoscenze e più tecnologie delle principali case farmaceutiche che di vaccini si occupano da tanti decenni, questi "divulgatori" sembrano avere idee ben vaghe sui vaccini e sulla loro efficacia.

LA SCUOLA NON SI FERMA, MA SUI PRECARI IL MINISTERO PROCEDE BENDATO

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Come accaduto in altri settori, anche nella scuola l’emergenza da Covid-19 ha prodotto gli effetti più pesanti sui lavoratori/trici con minori tutele contrattuali. Come COBAS denunciamo e chiediamo :

1.     Nessuna garanzia di stipendio per molte/i docenti

Ogni giorno ci giungono segnalazioni da personale precario con contratto formalmente attivo, ma stipendio non pagato o di supplenti temporanei a cui, nonostante quanto stabilito dal decreto legge del 17 marzo 2020, n.18, non è stato rinnovato il contratto.

NO AI PIENI POTERI ALLA MINISTRA (o ai suoi suggeritori) E ALL'IMPOSIZIONE DELLA DIDATTICA A DISTANZA!

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SÌ AL RICONOSCIMENTO DELL’ IMPEGNO DI DOCENTI E ATA PER MANTENERE VIVA LA SCUOLA PUBBLICA COME PRESIDIO DI CIVILTA' E CULTURA  ANCHE AI TEMPI DEL CORONAVIRUS!

 Nelle scuole italiane, come è stato riconosciuto da tutti, docenti e personale ATA hanno sinora garantito, nonostante l’emergenza, che non fosse interrotto il rapporto con gli studenti. In particolare, i docenti, con il loro lavoro volontario, sono riusciti a condividere con gli allievi ansie e paure e hanno mantenuto in vita, per quanto possibile, il percorso didattico-educativo. Il decreto legge sulla scuola, invece di accompagnare questo percorso, rischia di mettere la parola fine al clima positivo che si è determinato nella maggior parte delle scuole. Innanzitutto, il decreto legge per larghi aspetti conferisce, seppur con dei paletti, alle ordinanze ministeriali il potere di derogare tutta una serie di leggi, dando di fatto “forza di legge” ad un atto amministrativo e, quindi, poteri speciali al Ministro dell’istruzione. Vengono bypassati sia lo stesso CdM (seppur in parte), sia il Parlamento, ma non c’era alcuna ragione di ulteriore straordinaria urgenza per creare di fatto una nuova fonte del diritto. E’ una tecnica già usata per DL e DPCM, che rischia di diventare strutturale anche dopo la fase dell’emergenza, con un’ulteriore concentrazione personale del potere politico. 

SOCIETA’, ECONOMIA, E SCUOLA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

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Sospensione delle lezioni e didattica a distanza: in questo scenario siamo costretti a muoverci da settimane, adottando le modalità che ciascuno/a ritiene più opportune, accomunati, docenti e studenti, dal riconoscimento di un primordiale bisogno di relazione e di contatto. Un modo per reagire allo stato di eccezione che interrompe il fluire delle relazioni, della vita, sottomettendoci al principio esclusivo della sopravvivenza biologica individuale, un modo per affermare   l’importanza delle relazioni sociali in un tempo in cui le persone diventano individui, bloccati nella paura, distanti, diffidenti, passivi, annoiati e soli. La scuola è luogo di incontro: mai come ora capiamo quanto sia importante e imprescindibile la fisicità, la presenza di corpi, sguardi e voci che si intrecciano; abbiamo sperimentato, anche con le nuove tecnologie di comunicazione on-line , la possibilità di vedersi e ascoltarsi, come resiliente tentativo di tenere in vita almeno una traccia di contatto reale. L’obiettivo, nitido quanto difficile, è preservare la funzione di presidio civile che la scuola rappresenta di fronte al vuoto della paura e dell’emergenza.

ll DECRETO-LEGGE CURA ITALIA per i lavoratori pubblici

Congedo parentale per i figli con età inferiore ai 12 anni e “bonus baby-sitter”

Il decreto riconosce per l’anno 2020 a decorrere dal 5 marzo, a tutti idipendenti pubblici con figli di età non superiore ai 12 anni e/o con disabilità accertataun periodo di congedo (continuativo o frazionato) pari a 15 giorni.Per questo periodo viene riconosciuta un’indennità pari al 50% della retribuzione.

COMUNICATO STAMPA LA RETE DELLE SCUOLE RISTRETTE

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IL CARCERE AL TEMPO DEL COVID-19

CORONAVIRUS e amministrazioni pubbliche

La diffusione del COVID-19 con migliaia morti nel mondo e innumerevoli positivi  in 114 paesi, con oltre 12 mila contagiati e oltre 800 decessi ad oggi sul territorio nazionale, è ormai stata dichiarata  come pandemia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, la quale prefigura purtroppo un’estensione ancora più dirompente.

Di fronte a questi allarmanti livelli di diffusione i provvedimenti messi in campo dal governo Conte col DPCM dell'8 marzo e quello successivo avrebbero dovuto dare una indicazione forte e una spinta alle varie amministrazioni ed enti pubblici ad attuare tutti quegli strumenti e quelle misure da adottare a salvaguardia e a tutela della salute dei lavoratori.

Le politiche neoliberiste, applicate per decenni alla sanità pubblica, spingono il governo a sacrificare pesantemente il diritto all’istruzione

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Il DPCM del 4 marzo 2020 prevede la sospensione delle attività didattiche per ben 10 giorni in tutte le scuole della Repubblica. Per Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto si arriva così a 22 giorni di sospensione o chiusura; numeri solo leggermente inferiori per le altre regioni del nord. Dichiarazioni governative odierne fanno trapelare la possibilità che il termine della riapertura delle scuole potrebbe anche essere spostato più in là, come d’altronde era ed è ampiamente prevedibile. La motivazione del provvedimento è stata letteralmente strappata al Presidente del Consiglio da una giornalista che l’ha interrotto più volte nella conferenza stampa dell’altro ieri: contenere e, più ragionevolmente, rallentare la diffusione del contagio per evitare che un picco alto e immediato possa sovraccaricare il sistema sanitario, che in particolare per la terapia intensiva e in Lombardia (ma per ragioni diverse anche al Sud) non reggerebbe. L’obiettivo è, quindi, quello di dilungare nel tempo la diffusione del contagio, spalmando su un tempo più ampio il picco e riducendone l’altezza, per renderlo più sostenibile per il sistema sanitario.

PER UNA SOCIETA' DEI BENI COMUNI

Una giornata di dibattito sul libro di Piero Bernocchi
OLTRE IL CAPITALISMO
Discutendo di benicomunismo, per un’altra società.

Guarda gli interventi del Convegno

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